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L’importanza della Funzionalità Intestinale

L’intestino rappresenta uno degli organi a maggior contatto con differenti agenti esterni (batteri, virus, allergeni). Rappresenta la prima barriera difensiva nei confronti di microrganismi patogeni che possono aggredire l’organismo. Al suo interno è presente una popolazione microbica dinamica che comprende dalle 1000 alle 1500 specie differenti, sopratutto anaerobi, detta Microbiota Gastrointestinale costituita da due phylotypes batterici: Bacteroidetes e Firmicutes. 

L’Essere Umano subito dopo la nascita, le sue prime 12-24 ore di vita extra-uterina inizia la colonizzazione microbica di Escherichia coli, Enterococchi, Streptococchi. Successivamente al 2° - 3° giorno si stabiliscono gli anaerobi obbligati, quali Bifidobatteri e Lactobacilli e, nell’arco di 8 - 10 giorni, la popolazione batterica si espande da 108 a 1010 FCU/g di feci, tra cui specie come Bacteroides e Clostridi. Quindi, la colonizzazione del tratto gastrointestinale ha inizio dalla nascita e continua con l’avanzare dell’età fino a formare una microflora unica per ciascun individuo. Uno degli elementi determinanti è la fase dell’allattamento del neonato, per la differente composizione del latte materno o artificiale. Infatti il latte materno è ricco di monosaccaridi come il lattosio, glicoproteine, glicolipidi, acido sialico, fucosio, N-acetilglucosamina e oligosaccaridi, fungendo da scudo nei confronti di batteri. Nei neonati nutriti con formule lattee specifiche, invece, la flora microbica si presenta mista e complessa, molto simile a quella di un soggetto adulto, ovvero, contenente Bifidobatteri,Enterobatteri, Lattobacilli, Bacteroides, Clostridi, Enterococchi e Streptococchi.Dopo i primi sei mesi di vita, con l’inizio del periodo di svezzamento, la diversificazione della dieta e l’introduzione di cibi solidi, concorrono ad una ulteriore differenziazione dei microrganismi, in particolare di Bacteroidetes e Firmicutes importante per individuare la flora batterica definitiva in età adulta. 

Una alterazione a carico della flora batterica viene definita “Disbiosi”. Eventuali squilibri da un punto di vista qualitativo e quantitativo della flora batterica intestinale possono rendere l’organismo più vulnerabile a batteri patogeni.

Nell’intestino convivono specie batteriche differenti e si possono distinguere: batteri ad azione nociva (Staphylococcus, Clostridium, Pseudimonas etc.), batteri ad azione protettiva (Lactobacillus,Bifidobacterium, Eubacterium) e batteri ad azione intermedia, nocivi solo in determinate condizioni (Enterococcus, Streptococcus, Batteroidi). La composizione della flora batterica è largamente influenzata già dalla nascita e con l’avanzare dell’età  il cambiamento del microbio

ta diventa più evidente a causa di differenti fattori, quali, il cambiamento della dieta, la comparsa di malattie, eventuali trattamenti antibiotici ad ampio spettro, modificazioni del sistema immunitario.

 

Il microbiota ha un ruolo importante anche per le funzioni metaboliche. I batteri traggono l’energia dal metabolismo di proteine e zuccheri durante la “Fermentazione” utilizzando forme enzimatiche utili per ottenere da derivati degli alimenti sostanze volatili (anidride carbonica, idrogeno solforato etc.) ed acidi grassi a catena corta, denominati SCFA (Short Chain Fatty Acids).

Questi, a loro volta, possono modulare l’equilibrio energetico dell’ospite aumentando la disponibilità dei nutrienti.

L’SCFA sono N-Butirrico, Acido acetico, Propionato. Essi sono coinvolti nell’asse intestino-cervello, stimolando il rilascio di peptide YY (PYY) e 5-idrossitriptamina (5-HT). Il propionato induce il rilascio del peptide plastico postprandiale e del peptide-1 glucagone-simile (GLP-1) dalle cellule del colon e riducendone l'apporto energetico. Una dieta ricca di fibre alimentari solubili promuove benefici metabolici sul peso corporeo e sul controllo del glucosio. Evidenze recenti indicano che la gluconeogenesi intestinale (IGN) ha effetti benefici sull'omeostasi del glucosio e dell'energia. Infatti, gli acidi grassi a catena corta (SCFA) propionato e butirrato, che sono generati dalla fermentazione della  fibra solubile dal microbiota intestinale, attivano l'IGN attraverso meccanismi complementari. Il butirrato attiva l'espressione del gene IGN attraverso un meccanismo cAMP-dipendente, mentre il propionato, a sua volta un substrato di IGN, attiva l'espressione del gene IGN attraverso un circuito neurale gut-cervello che coinvolge il recettore di acidi grassi FFAR3, perciò la presenza di IGN ha dei benefici metabolici sul peso corporeo e sul controllo del glucosio indotti da SCFA o fibra dietetica. Pertanto, la regolazione dell'IGN è necessaria per i benefici metabolici associati agli SCFA e alle fibre solubili.

 

IL PUNTO DI VISTA OSTEOPATICO

 

La DISBIOSI dal punto di vista osteopatico è correlata ad un disequilibrio neurovegetativo atto ad alterare la funzionalità intestinale. Per quanto riguarda la funzionalità digestiva lo spasmo dello stomaco e del piloro può essere dovuto a cause psicosomatiche, dietetiche, chimiche o infettive. Lo scopo della manipolazione è fermare lo spasmo viscerale delle fibre gastriche o dello sfintere pilorico e di diminuire il tempo di transito gastrico per evitare il ristagno gastrico dei liquidi sia acidi che alcalini. Lo stomaco deve miscelare il suo contenuto per permettere il massimo contatto tra i cibi da digerire e la mucosa gastrica. Quando lo stomaco è atonico, certe parti del rivestimento restano in contatto con gli zuccheri e altri parti di cibo per troppo tempo, il che provoca irritazioni. D’ altra parte, altre parti non vengono mai a contatto con il cibo e perciò non eseguono il loro ruolo nel processo digestivo che, a sua volta, rallenta ulteriormente la digestione. Le manipolazioni del piloro sono importanti perché la disfunzione dello sfintere pilorico interferisce con la circolazione dei liquidi, che possono refluire nello stomaco e causare problemi, in particolar modo quando sono stagnanti.

 

Tutte le affezioni infiammatorie, settiche o meno, sono dovute al rischio di sviluppo di aderenze o di una significativa diminuzione della mobilità. Per il tratto duodenale, l’indicazione più importante è l’ulcera e i suoi postumi associati a spasmo viscerale, che fissano tutte le regioni circostanti. Il transito gastrico, biliare e pancreatico diminuisce e l’individuo non può eliminare le tossine, che si raccolgono nel tratto intestinale. Il duodeno entra facilmente in spasmo, quando la maggior parte dei trattamenti hanno funzione antispasmodica.

 

Per una corretta digestione la mobilità dell’intestino tenue è essenziale. La più piccola aderenza o  una piega troppo stretta può ostacolare il transito intestinale che è lungo 6,5 m, perciò la sua funzionalità deve avvenire armoniosamente e in modo consistente. Il fluido serioso è necessario per il movimento dell’intestino tenue ed è qui che si trovano più spesso casi di non sierosità  negli organi addominali. Un’ appendicectomia può giocare spesso un ruolo importante nelle fissazioni in questa zona.  Può bloccare la radice del mesentere posteriormente. Il paziente lamenta spesso costipazione. L’intestino tenue ha un complesso sistema di rifornimento circolatorio, linfatico e nervoso. La manipolazione osteopatica aumenterà la circolazione dei fluidi e rilascerà  gli spasmi della parete intestinale e addominale. Grazie ai suoi microvilli, la superficie totale dell’intestino tenue è di circa 100 m2. Quest’organo deve essere mobilizzato nei casi di ptosi intestinale una patologia che spesso si accompagna alla ptosi gastrica.

I problemi viscerali (reflusso gastro esofageo, rallentamento del transito intestinale, ecc.), quando questi dipendono da alterazioni della mobilità delle fasce dei visceri, sono di competenza osteopatica e distendendo i tessuti addominali  si arriva spesso alla soluzione del problema.

 

 

Il complesso funzionamento intestinale, rende chiaro come è altrettanto complesso affrontare problematiche di disbiosi intestinale sia a livello dietologico che a livello manipolativo osteopatico.  E' necessario considerare l'importanza di una corretta conoscenza di igiene alimentare. Le manipolazioni viscerali hanno la funzione di coadiuvare il ripristino delle giuste funzioni neurovegetative, neurormonali e scheletriche. La disbiosi è causa ed effetto di stress sia perché deriva da una vita stressata sia perché la disbiosi stessa è causa di stress per l'organismo. Intervenire osteopaticamente su un organismo in stato di alterazione dell'omeostasi significa intervenire anche sulla catena dello stress. In tal senso le manipolazioni viscerali terranno conto del trattamento delle ghiandole surrenali (fascia renale), del Pancreas, del Fegato, del Duodeno, del Tenue, di tutto il Colon, dello Stomaco, della fascia tiroidea e dell'Ipofisi.

In fase successiva si valuterà la manipolazione di distretti scheletrici in disfunzione osteopatica, se ancora presenti.

 

 

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